salve, non mi è chiara, nell'ambito del giudizio sull'equivalenza delle mansioni, la nozione "statica" e "dinamica" dell'equivalenza stessa. Colgo l'occasione per farVi i più sinceri complimenti (da studente) per il testo relativo al diritto del lavoro subordinato. Cordiali saluti, Antonio Trimarchi

Le modifiche in "orizzontale" sono ammesse dal legislatore solo per mansioni equivalenti,  è a tal fine, quindi, importante stabilire cosa si intenda per equivalenza. Inizialmente la prassi giurisprudenziale, come si ricorda nel manuale, ha inteso il concetto di equivalenzain modo piuttosto rigido e statico, tale cioe` da escludere qualsiasi mobilita`– unilaterale o consensuale – verso il basso, cercando così di salvaguardare la professionalità del lavoratore. Tuttavia, le innovazioni tecnologiche e organizzative, conla modifica strutturale del lavoro che inducono, sono state in grado di svuotare dall’internoil senso della norma, manifestando così l’esigenza di un’applicazione flessibilee contrattata della norma – e di una gestione della mobilita` che tenga conto diqueste novita` – perseguendo una tutela dinamica e non statica della professionalita` .Al fine di appurare se due mansioni sono fra loro equivalenti sarà necessario valutare diversi elementi. Uno è senz’altro quello retributivo, tuttavia l’eguaglianza di retribuzione (base e normale) prevista dagli inquadramenti contrattuali ha un valore indicativo, ma non sufficiente. La garanzia di mantenimento del trattamento retributivo e` prevista, poi, specificamente dalla norma («senza alcuna diminuzione di retribuzione») in maniera distinta dal concetto di equivalenza, sicché  questo elemento avrebbe significato soprattutto in relazione agli elementi accessori o integrativi della retribuzione.

E' fondamentale  quindi valutare l’altro elemento: l’equivalenza professionale.

L’equivalenza professionale va accertata considerando in primo luogo il «complesso delle attitudini e delle capacita` acquisite dal lavoratore », ossia quel bagaglio di perizia ed esperienza che costituisce il suo patrimonio professionale – lettura statica del concetto di equivalenza -.  Secondo un orientamento dottrinale, recentemente abbracciato e sviluppato dalla giurisprudenza, questa lettura statica deve essere corretta attraverso una lettura dinamica, che consideri così la capacita` professionale potenziale del lavoratore, derivatagli dalla sua formazione culturale di base e dall’abilita` tecnica acquisita attraverso l’esperienza.In tal modo ciò che rileva ai fini della valutazione dell’equivalenza non è tanto il “saper fare” (ossia l’insieme delle attitudini e capacità che il lavoratore porta con sé : concetto statico di equivalenza professionale), ma il “saper come fare” (ossia la capacita` professionale potenziale del lavoratore, derivatagli dalla sua formazione culturale di base e dall’abilita` tecnica acquisita attraverso l’esperienza: concetto dinamico)

 

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