Cosa si intende per limiti interni e limiti esterni al diritto di sciopero?

Sintetizzando al massimo (ma, per la più completa comprensione di un argomento così vasto, si consiglia l'attento lettura del manuale, in particolare Cap. XI), la definizione di limiti "interni" ed "esterni" allo sciopero deriva dalla fonte da cui gli stessi sono fatti derivare: i primi sono infatti i limiti che l'interpretazione dottrinale e giurisprudenziale ha tratto dalla definizione stessa di sciopero, e perciò appunto dall' "interno" della stessa; i secondi invece hanno spinto la ricerca all' "esterno", rintracciando limiti al diritto di sciopero altri e diversi, derivanti dal conflitto di tale diritto con altre legittime prerogative garantite nella medesima fonte costituzionale. L'iniziale definizione di sciopero era assai restrittiva, legittimandolo solo se si trattava di "concertata e completa astensione dal lavoro effettuata contestualmente da più lavoratori dipendenti per la tutela nei confronti del datore di lavoro di un interesse professionale collettivo": restavano perciò esclusi dalla sfera di legittimità  gli scioperi articolati, gli scioperi economico-politici, gli scioperi politici tout court, gli scioperi di solidarietà, etc. L'evoluzione del pensiero e del sentire non solo sociale, ma anche giuridico, ha portato a legittimare anche le sopra viste forme "particolari" di sciopero, attraverso una progressiva depurazione degli stringenti limiti interni e l'emergere invece di più ampi limiti esterni coincidenti, come detto, con altri diritti costituzionali equi o sovra ordinati (in particolare, la distinzione tra limiti interni e limiti esterni rileva per lo sciopero articolato, per cui si rinvia alle pagine 249 ss. del manuale).

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