In cosa consiste la differenza tra RSA e RSU? Cosa si intende per sindacato comparativamente più rappresentativo?

Per quanto concerne la prima domanda - rinviando al testo per ogni approfondimento -  deve indicarsi innanzitutto quale maggiore differenza tra i due tipi di rappresentanza aziendale, il metodo di formazione: le rsa vengono formate in base all’art. 19 St. lav. e quindi ad iniziativa dei lavoratori e nell’ambito di sindacati che siano firmatari dei contratti collettivi applicati nell’unità produttiva: si privilegia quale unico criterio quello associativo. Le rsu, al contrario, secondo quanto previsto dal Protocollo del 1993 e dal successivo Accordo interconfederale dello stesso anno, sono formate in base a principi elettivi: tutti i lavoratori partecipano alle votazioni per istituire la rsu, votando la “preferita” tra le liste presentate dai diversi sindacati: i seggi verranno assegnati per i 2/3 ai membri eletti a suffragio universale, mentre il restante 1/3 sarà appannaggio dei soli sindacati che abbiano firmato il contratto collettivo nazionale applicato nell’unità produttiva, ed i seggi saranno attribuiti in base al sistema proprorzionalistico. Quando a prerogative e funzioni, i due organismi sono parificati, anche in considerazione del fatto che nelle intenzioni avrebbe dovuto esserci una naturale sostituzione delle rsu alle rsa, in base alla previsione del Protocollo 1993 che vuole che il sindacato che partecipi alle elezioni per la formazione della rsu ed abbia costituita una rsa, deve sciogliere quest’ultima per poter legittimamente concorrere alla formazione della rsu. 

La nozione di sindacato "comparativamente più rappresentativo" è emersa negli anni novanta, a fini selettivi, in diverse leggi che hanno operato dei rinvii alla contrattazione collettiva. Non essendovi una definzione legislativa di "sindacato comparativamente più rappresentativo", le interpretazioni sino ad oggi formulate dalla dottrina (su cui v. cap. V, par. 5, del Manuale "Diritto del Lavoro 1. Il diritto sindacale", IV. ed.) non hanno fugato le incertezze quanto alla "ratio" della nozione, all'individuazione della fattispecie, all'ambito di selezione ed alla fase del processo negoziale in cui si deve effettuare la comparazione. A seconda degli effetti che vengono attribuiti alla fattispecie "sindacato comparativamente più rappresentativo", la nozione può essere utilizzata per selezionare determinati soggetti sindacali (per insignirli di una legittimazione negoziale esclusiva), ovvero, in alternativa, per consentire di scegliere quale sia applicabile, fra due o più contratti collettivi già conclusi, che vengano ad insistere sullo stesso ambito territoriale e categoriale. Le diverse letture proposte (con riferimento ai diversi specifici richiami operati dalle leggi) valorizzano dunque tale nozione ora come strumentale alla selezione degli atti, ora a quella dei soggetti (i diversi sindacati); in questa seconda ipotesi, come è stato sottolineato da alcuni, la nozione appare svolgere la medesima funzione già affidata a quella tradizionale di sindacato maggiormente rappresentativo (su cui v. pp. 80 ss. del Manuale "Diritto del Lavoro 1. Il diritto sindacale"). In assenza, come di consueto, di una definizione legislativa, se vi è una tesi che evidenzia la funzionalità della rappresentativià "comparata" ad una selezione comunque interna all'ambito della "maggiore" rappresentatività", altri evidenziano una totale eterogeneità tra le due nozioni. In definitiva, le ambiguità della nozione finiscono per sollevare più problemi di quanti essa ne risolva

LA REDAZIONE RISPONDE

ULTIME DOMANDE RICEVUTE

Vedi tutti Chiudi

FAI LA TUA DOMANDA